Melbourne, 4 Marzo 2014
Prima di lasciare l’Italia sono stata bombardata di
racconti terroristici riuardanti gli aeroporti australiani, tratti -pare- da un
programma televisivo sul controllo doganale. “E’ difficilissimo entrare in
Australia!” “Ti controllano qualunque cosa e se qualcosa non va ti rispediscono
indietro!!” mi è stato detto. Ora, a parte che l’ideatore del programma ride
ancora adesso del fatto che gli abbiano passato l’idea, non metto in dubbio che
in alcune circostanze sia effettivamente difficilissimo entrare in Australia.
Ci possono essere problemi razziali: in particolare, se sei
di carnagione molto scura, caratteri tipicamente africani e corporatura robusta
e la foto sul tuo passaporto ricorda tanto Nicole Kidman, ecco, in quel caso
potrebbe risultare difficile superare il controllo. Ci sono inolte problemi
legati al bagaglio: se la valigia supera anche solo di 1kg il peso massimo
consentito per via di quel panetto di cocaina che hai deciso di infilarci dentro
all’ultimo minuto, anche quello potrebbe complicare le cose. Per il resto, temo
che la trasmissione crei false aspettative per il viaggiatore medio e per
sfatare i miti vorrei raccontare la mia esperienza.
Prima peró devo fare un passo indietro.
Prima di partire, mi sono organizzata in modo da avere
una sistemazione per le prime notti a Melbourne tramite Couchsurfing. Che cos’è
il Couchsurfing? In generale e volendo semplificare, è un sistema di scambio e ospitalitá, nel senso ampio del
termine. Nello specifico é un sito (www.couchsurfing.org é solo uno dei tanti)
a cui ci si iscrive mettendo a disposizione gratuitamente la propria ospitalitá:
abito in centro a Torino e ho una stanza per gli ospiti oppure ho un posto sul
divano o sul pavimento o nella vasca da bagno o ho un cortile dove si puó
montare una tenda oppure non ho posto ma mi fa piacere berci una birra e posso
dar consigli sulla cittá... quanlunque cosa. E si entra a far parte di un
database. Il giorno in cui Tizio di Bangkok vuol venire a Torino e per
qualunque motivo non vuol stare in albergo, puó scrivermi e chiedermi “Hey,
posso dormire nella tua vasca da bagno per quattro notti?” “Sí, anche per una
settimana tanto non mi lavo/No, ma possiamo andarci a bere un caffé assieme, ti
porto dove fanno i migliori croissant della cittá”. Il giorno in cui io di
Torino voglio andare a Mosca, posso scrivere a Sempronio e chiedergli “Hey,
posso dormire nella tua stanza degli ospiti per una notte?” “Si, ma sto giá
ospitando Caio, se per te non é un problema puoi dividere la stanza con lui/No,
perché quelli di Torino li odio” chiedo scusa per questa parentesi a chi il Couchsurfing lo conosce
giá, ma faccio un po’ di pubblicitá con grande piacere. Date un’occhiata al
sito e iscrivetevi!
Tonando a noi... prima di arrivare in Australia, dicevo,
ho organizzato un paio di notti dal mio couchsurfer e per essere carina gli ho
chiesto “C’è qualcosa che ti serve? Posso portarti qualcosa?” “Visto che
chiedi... compra due bottiglie di vodka al duty free dell’aeroporto, poi te le
ripago” Avrei preferito mi chiedesse della camomilla, che é piú consona al mio
genere di serata, ma potevo mica dirgli di no!
Quindi, atterrata a Melbourne, compro della vodka al duty
free con la stessa competenza e spigliatezza con cui un uomo comprerebbe dei
tampax e mi metto diligentemente in coda per il controllo passaporti con i miei
due litri di alcohol.
La fila scorre lenta, é tutto un aspettare, spostare la
valigia e lo zaino per avanzare di un metro, aspettare ancora, avanzare di
mezzo metro... dopo mezzora di coda e a una manciata di persone dal controllo,
ovviamente succede. Non poteva non succedere, impossibile! Lo sapevo, tant’é
che appena infilate le bottiglie nel sacchetto l’avevo detto: “Pensa se le
rompo!” Infatti. Il sacchetto mi scivola e una delle due bottiglie si rompe,
come da copione.
Presa dal disagio abbandono i bagagli e risalgo il flusso
di gente in direzione contraria con il mio sacchettino che gronda vodka sulla
moquette... riesco ad arrivare al duty free e balbettare qualcosa al commesso
tra scuse e senso di colpa “Cosa é successo?” “Mi dispiace, mi dispiace! Ho
rotto una bottiglia, mi spiace cosí tanto!” “Che cos’era?” “Vodka, mi spiace,
mi spiace davvero!” Lui prende il sacchetto, si allontana... e torna con una
bottiglia nuova. “Ecco qua!” “Ma...” “Tutto a posto!” “Ma gliela pag...” “No no
no, tutto a posto! Buona giornata!” Cosí.
Potevo non prenderlo come un segno di benvenuto? (E col
senno del poi aggiungerei: potevo non sbagliarmi anche su questo?)
Dunque, a chi sogna di venire in Australia per
l’avventura dell’aeroporto, consiglierei di avere in tasca almeno un paio di
bombe a mano, perché neanche spaccare bottiglie come al varo di una nave è
sufficiente per vivere quel brivido che la televisione millanta.
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